FOCUS ON: the beautiful day

Ci sono dei momenti in cui parlare diventa superfluo, attimi che vanno messi in salvo da tutto il chiacchiericcio e il brusio di sottofondo, perché portano con sé quelle emozioni e quelle sensazioni che le parole non sanno raccontare.
Certe emozioni non le puoi raccontare, al massimo puoi provare a cantarle. Come faceva Bono degli U2, “È un bel giorno, il cielo è a portata di mano e tu ti senti come se fosse un bel giorno”.
È su queste note che la serie B ha bussato alle nostre porte in una giornata d’estate di quattro anni fa.
Don’t let it get away, diceva Bono. Non lasciarlo trascorrere il tuo bel giorno.

Veniamo da quattro anni di salvezze risicate e Playout che ci sono piovuti addosso come la più brutta delle tempeste, ma ogni volta ci siamo tenuti stretti un pezzetto di sole che potesse illuminare anche i giorni più tristi.
Siamo ripartiti con l’euforia a mille. Dopo il ripescaggio, ecco di nuovo tutti pronti a salire sul grande carro della B. Ma poi basta una folata di vento per far vacillare anche la più solida delle certezze.
Abbiamo visto i disfattisti della domenica menare sentenze dall’alto delle loro torri d’avorio, abbiamo assistito al lento svuotarsi di un palazzetto ogni domenica più spoglio, siamo stati testimoni di un logoramento lento e debilitante che nel giro di tre mesi ci ha portato a brancolare nel buio senza un appiglio a cui aggrapparci.
After the flood all colours came out, it was a beautiful day”. Dopo il diluvio tutti i colori vennero fuori, e allora perché non poteva essere così anche per noi? Perché dobbiamo essere sempre quelli del “mai na gioia”, del “non era destino”, del “non siamo all’altezza”? Perché per una volta non possiamo provare ad arrampicarci sulle altezze degli altri?
“It’s a beautiful day”, è un bel giorno per provare ad essere grandi.

Avete mai provato la sensazione di vuoto che provoca una vertigine? Il girone di ritorno l’abbiamo attraversato tutto così, aggrappati ad un’ebbrezza purificatoria che ci ha tenuto sempre in bilico tra il fondo del crepaccio e la cima delle nostre aspirazioni più grosse. È esaltante cavalcare la vertigine, sviscerare nel fondo delle paure più nascoste e superare ogni volta i propri limiti.
Questa squadra ha compiuto un’impresa che farebbe invidia persino a Danilo Bernasconi, il sub italiano che è rimasto cinquanta ore sott’acqua fissando il record mondiale.
Noi siamo stati in apnea per centocinque lunghissimi giorni, scartando sconfitta dopo sconfitta, e quando finalmente siamo riemersi in superficie, abbiamo abbandonato per sempre l’ipotesi di affondare.

Questa stagione ha un solo grande cuore e tanti volti. Ha il volto di Raffaele, che da vent’anni si trascina dietro lo stesso sogno con la stessa maglia, nella bella e nella cattiva stagione.
Ha il volto di Mario, che ci è diventato grande in questi colori, e quello di Gioele che della repubblica di San Marino si è portato dietro tutto il coraggio e l’indipendenza.
Ha il volto di Franco e di tutte le sfide che ha vinto col canestro, e quello di Mauro e del pugile che non vuole andare al tappeto. Ha il volto di Luca e di tutte le ore buttate in palestra mentre fuori c’è il sole e la gente fa festa, il volto buono di Sasha, che ha passato un anno intero a farsi largo tra gli artigli, e quello ardente di Antonio e di tutte le partite che non ha ancora giocato. Ha il volto di Andrea, che c’è stato anche nei nostri giorni più bui, e quello di Marco e di tutti i bambini che quando segnano ora gridano il suo nome.
Ha il volto di Arturo e quello di Francesco e di tutte le angosce, i timori, la frustrazione e di tutta la passione- sempre, immancabilmente la passione- che non hanno mai urlato e hanno nascosto dentro per tutto questo tempo.
Ha il volto di tutto lo staff, tecnico e dirigenziale, e di tutta la dedizione senza confini che ciascun membro di questa grande famiglia ha votato alla causa. Ha il volto stralunato di ogni tifoso, da quello delle occasioni ghiotte a quello che sventolava la bandiera in solitudine a inizio partita, di ogni applauso, di ogni imprecazione, di ogni lacrima e di ogni respiro trattenuto al tiro sulla sirena. Questa stagione ha il volto di tutti quelli che, anche per il solo breve spazio di una contesa, hanno sentito il cuore battere forte sotto il petto.
È a tutti loro che è dedicato il nostro bel giorno.
“Sky falls, you feel like / It’s a beautiful day / Don’t let it get away”. Non lasciartelo scappare.

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