I fantastici quattro e la rappresentativa del Molise

Quando giocano le rappresentative è sempre un momento piacevole e stuzzicante, perché sono decine le storie che si intrecciano e che confluiscono nel fulcro di quel sentimento che muove tutti noi: la pallacanestro.
E quella di Leonardo, Francesco, Peppe e Walter è la storia tra le storie, quella che sentiamo più vicina proprio perché ne siamo parte noi stessi.

Se c’è una cosa che si ricorda sempre di Leonardo, la prima volta che mise piede in palestra insieme ai suoi fratelli, sono gli occhi. Occhi frenetici, assetati di qualcosa che placasse la smania di un bambino di cinque anni.
Non si soffermavano sulle cose, viaggiavano liberi, più veloci della palla che gli passava davanti e che faceva per la prima volta la sua conoscenza.
Se si presta un po’ di attenzione, quello stesso sguardo lo si può intercettare anche oggi, seduto tra compagni nuovi, avversari della domenica che per una volta indossano la maglia dello stesso colore. Leonardo è arrivato a rappresentare il Molise perché, come tutti gli altri, “è bravino, è portato“, perché si è allenato e continua a farlo tutti giorni e perché il basket è un po’ il suo habitat naturale.
Forse lui non ne è neppure consapevole, ma la palla è quel completamento istintivo, connaturato, che gli placa la sete. Come quando era bambino.
A tredici anni la strada è tutta ancora da percorrere e lui lo sa, ma fa finta di niente. E se gli chiedi “Leonà, come è andata?”, lui alza le spalle, distoglie lo sguardo e ti dice “bene”.

Che poi in panchina ci sia Francesco, con Peppe e Walter al fianco, non fa che rendere ancora più interessante, per noi che osserviamo, questo percorso della rappresentativa molisana.
Francesco è allenatore da cinque anni, ma è come se lo fosse sempre stato. Osserva, scruta, approfondisce, analizza con quell’entusiasmo e quella serietà che appartengono solo ai veri cultori di questo sport.

E Peppe ci si è ritrovato un po’ per caso catapultato in questa avventura, ma già ci ha preso gusto, e Walter pure.

E con loro ci abbiamo preso gusto anche noi.

Il terzo posto del Molise al trofeo Artese è solo l’inizio di un percorso che è appena cominciato  e che seguiremo passo passo nel suo svolgersi.

 

📸 ph. Cesare Di Bucci

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