FOCUS ON: la forza motrice più forte dell’energia atomica

Esiste una forza motrice più potente del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica. Quella forza è la volontà. E questo lo diceva Albert Einstein, uno che la forza l’ha sperimentata in tutte le sue forme e in tutta la sua potenza distruttrice.
La volontà è una cosa che nasce nelle crepe della forza fisica, nei pertugi più nascosti della mente, e riposa lì, in attesa che qualcuno la risvegli.
Perché quando il fisico non regge più, quando esiste un gap tecnico tra te e l’avversario, quando devi lottare con i giganti e hai la statura di un pigmeo, c’è solo una forza a cui puoi chiedere aiuto. E quella forza è la volontà.
Non ci vuole solo il talento per vincere sette partite in otto settimane, a volte non basta allenare il proprio fisico a scendere in campo ed eseguire meccanicamente. A volte c’è bisogno di scavare dentro e di trovare quella forza nascosta senza la quale nessuna vittoria sarà mai veramente una vittoria. E quella forza è la volontà.
Altrimenti come lo spieghi che una squadra con quasi il triplo dei tuoi punti la vedi sfaldarsi a poco a poco sotto il peso dei tuoi colpi. Come lo spieghi che quei giganti, visti in controluce, non sono poi così giganti e che davanti alla tua volontà si sentono spaesati, confusi, fuori posto. Ti mostrano le crepe e ogni fessura che loro lasciano aperta tu la riempi con la tua inesauribile voglia di vincere.
Non si spiega solo con le regole del gioco la potenza schiacciante di Mauro nel cuore dell’area avversaria o l’ostinazione di Gioele ad essere più duro dei tiri che non vogliono entrare. Non sono i disegni sulla lavagnetta che spingono Raffaele, piccolo tra i giganti, a rubare sei rimbalzi sotto il naso di chi ha centimetri in più su cui cullarsi. Non esiste nessuna legge della fisica che possa spiegare perché, ogni volta che Marco penetra in area, le gambe gli si allunghino e la traiettoria sia sempre e solo una: quella del canestro. Non c’è teorema o legge che ci dica quale combinazione di forze possa spingere uno che ha trentacinque anni e decine di migliaia di minuti giocati sulle ginocchia a lasciarsi alle spalle chi ha un decennio di meno e a volare verso il ferro.
Devi avere un uragano dentro per vincere anche quando tutti sanno che perderai. Perché sì, hai vinto parecchio ultimamente, ma gli avversari annaspavano nel tuo stesso fango, avevano le tue stesse paure e non ti guardavano dall’alto in basso.

Invece Pescara no. Pescara è arrivata dritta da un altro mondo, dalla cima dei suoi trenta punti che dovevano diventare trentadue. Pescara non si poteva battere, né tantomeno abbattere. E lo sanno tutti al Pedemontana, lo sa la gente che stanno arrivando i giganti e che noi siamo ancora troppo piccoli per scalfirli. Non conta neanche che quel campo lì sia rimasto immacolato per tutto il nuovo anno; le statistiche, i numeri, le previsioni, le percentuali, i pronostici, le profezie, l’oracolo di Delfi: tutti sanno che la Dynamic con Pescara non vincerà mai.

Ma poi dovresti spiegare ad uno come Franco Migliori che esiste anche l’eventualità di perderla una partita, che è contemplata anche la sconfitta tra i possibili epiloghi di una sfida. Ed è proprio in quel momento che lui decide di segnare tutto il segnabile, di fregarsene delle palle perse, dei numeri, dei pronostici. Stasera si vince, stasera ci meritiamo ancora una volta quel lieto fine che abbiamo sempre letto negli sguardi degli altri. Stasera non siamo gli spettatori delle vittorie dei giganti. Stasera siamo belli come non mai, perché siamo sopravvissuti ad una lunga serie di sogni spezzati e abbiamo sviluppato una forza nuova che riposa nella testa e che ci permette di arrivare dove gli altri non possono arrivare. E quella forza è la volontà.

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