The last time

Quanta vita ci vuole per mettere in archivio tutta quella precedente, per guardarsi indietro bambini e reinventarsi altro?
Quante pagine bianche ci vogliono in ogni nuovo libro prima di trovare la traccia dell’inchiostro?
Quanta vertigine si avverte in bilico tra la fine di una cosa e l’inizio di un’altra?
Probabilmente le parole non saprebbero rispondere, barcollerebbero alla ricerca di un senso che è difficile trovare. Ma gli occhi sì, quelli hanno una risposta per tutto.

E quelli di Caterina, se guardano indietro, vedono tutta la vita che è stata finora.
E tutto l’amore che è stato finora, da quel primo appuntamento in palestra con i denti da latte e la vocina stridula.

Caterina ha scelto la pallacanestro (o la pallacanestro ha scelto lei, che negli amori grandi è difficile stabilire chi fa il primo passo) a sette anni.
Da sette a quattordici, come in una tabellina, è diventata una costante nella sua vita, quel valore K che moltiplica tutto il resto. Una sola cosa le interessava: giocare.

E poco importa se le amichette si sarebbero stufate di questa sua passione improvvisa e l’avrebbero lasciata a continuare da sola, poco importa se nel giro di pochissimi anni si sarebbe ritrovata ad essere l’unica femminuccia in un branco di maschi. La pallacanestro non ha colore, o forse ce li ha dentro tutti insieme miscelati per bene, per cui Caterina è un solo bel rosa sgargiante in mezzo a tante altre tonalità di blu, rosso, verde, giallo, arancione.

È “la ragazza” del gruppo, quella che all’inizio la marca il ragazzino più scarso e poi finisce per strappare palloni dalle mani di quello più forte. È quella che nella squadra di maschietti non ha trovato solo amici inseparabili, ma una famiglia che l’ha accompagnata nel passaggio dall’essere bambina a diventare “signorina”.

E vaglielo a spiegare alla famiglia che una di loro deve smettere.
L’ultima partita di un campionato u14, per una ragazza, è la fine di un’era e l’inizio di una nuova.
Perché quei maschi che così spesso ti fanno arrabbiare e gridare, che qualche volta ti prendono in giro e da cui ogni tanto ti senti diversa, quei maschi lì guai a chi te li tocca.
Sono stati la tua casa e la tua famiglia per così tanto tempo che non sai se riuscirai ad abituarti a facce nuove e capelli lunghi come i tuoi.

Come era già stato per Nina, anche per Caterina martedì è arrivato il momento di salutare i compagni di sempre.
Si sono detti addio nella maniera più poetica che ci sia: su un campo da basket, ognuno sulle spalle dell’altro, dopo l’ultima sconfitta di un campionato senza vittorie. Congiuntamente, abbracciati e contenti di aver amato tutti insieme la pallacanestro.

Le strade ora si separano e per Caterina inizia adesso un nuovo capitolo da scrivere.
Quello vecchio resterà nel cassetto più caldo e accogliente del cuore. Per sempre.

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